Dalla corte alla città

L’unica costante che si può riconoscere nel corso della sua secolare e tormentata vicenda edilizia sembra la scelta di distinguere nel complesso monumentale due zone distinte: la parte meridionale dell’edificio – prossima alla residenza ducale – si qualificò fin da subito come l’ala “culturale” – accogliendo via via teatri, gallerie, musei e biblioteche, mentre nella parte settentrionale furono relegate le scuderie, le caserme, i fienili, le rimesse e i laboratori, con i loro odori e rumori molesti.

Furono soprattutto gli interni ad interessare gli ultimi Farnese, che nella Pilotta accentrarono le straordinarie raccolte artistiche di famiglia: intorno al 1649 arrivarono infatti a Parma la famosa biblioteca e la prestigiosa raccolta di monete antiche; nel 1662 la celeberrima quadreria e i disegni; nel 1673 una parte della statuaria antica in marmo e in bronzo.

Se in un primo tempo i dipinti vennero ospitati nel rinnovato Palazzo del Giardino, è testimoniata la volontà di Ranuccio II (duca dal 1646 al ’94) di ristrutturare la lunga Galleria del “Corridore” per trasformarla in un moderno spazio dove esporre i gioielli più preziosi della raccolta di famiglia; e tale intento venne perseguito con convinzione dal figlio Francesco (duca dal 1694 al 1727).

Così, durante l’ultimo periodo farnesiano, lo scalone imperiale saliva al vestibolo da cui si accedeva sulla sinistra alla Biblioteca, in centro ai teatri dell’Aleotti e del Lolli, mentre a destra si aprivano le porte della Galleria dei quadri e della Camera dei Globi (il gabinetto scientifico).

Estintasi la dinastia e trasferito a Napoli nel 1734 tutto il patrimonio farnesiano, la Pilotta rimase priva delle sue ricchezze artistiche e soltanto con l’assestamento della corte borbonica a Parma si riaprirono nel gigantesco palazzo i fervidi cantieri di un tempo. Fu così che – nel corso della seconda metà del Settecento – con la costituzione da parte del nuovo duca don Filippo di Borbone (duca dal 1749 al ’65) della Ducale Accademia di Pittura, Scultura e Architettura, avviata nel 1757, e la fondazione della Biblioteca Palatina (1769) da parte di don Ferdinando (duca dal 1765 al 1802), il Palazzo della Pilotta riguadagnò ben presto la sua funzione di cuore della attività culturali della corte e della città, un ruolo che manterrà sostanzialmente sino ad oggi. Rispetto all’ultimo periodo farnesiano le collocazioni della Biblioteca e della Quadreria vennero invertite: così l’antica sala della biblioteca ospitava ora la neonata quadreria mentre la nuova libreria trovò posto nell’ala dell’antico “Corridore”.

In periodo di Restaurazione, durante il felice ducato di Maria Luigia d’Austria (1816-47), tutte le istituzioni culturali presenti in Pilotta subirono notevoli trasformazioni: vennero restaurati i tetti del Teatro Farnese (1819), costruita la Sala De Rossi annessa alla Biblioteca (1820), ampliate la Galleria dell’Accademia (1821-25), l’Archivio di Stato e la Biblioteca Palatina, per la quale si costruì un nuovo corpo di fabbrica (1832-35).
Gli interventi riguardarono soprattutto gli interni mentre negli esterni l’edificio continuò a mantenere quell’aspetto eterogeneo e scabro che aveva caratterizzato l’edificio fin dalla sua origine.

Con l’intento di dare un maggior decoro alla residenza ducale Maria Luigia affidò all’architetto di corte Nicola Bettoli la sistemazione degli ambienti interni e delle sale di rappresentanza della corte.

Il rifacimento, tra 1833 e 1834, della facciata del Palazzo, che venne così ad assumere un elegante carattere neoclassico.

La distruzione dell’edificio, avvenuta a seguito del disastroso bombardamento che ha colpito la Pilotta nel 1944, ha contribuito ancor più a cristallizzare l’attuale l’immagine della Pilotta come un’imponente “rovina” situata proprio nel cuore della città.

Dagli anni settanta ebbe inizio una profonda ristrutturazione degli ambienti interni al complesso monumentale in uso alla Soprintendenza Patrimonio storico-artistico che comprendeva  le ali sud, nord e ovest e il Teatro Farnese, che furono portati avanti a stralci, fino al loro completamento avvenuto nel 1991 con la riapertura complessiva del lungo itinerario della Galleria Nazionale. Questo ha permesso oltre al restauro, al rifacimento impiantistico, ad un totale ripensamento del percorso museografico, un riordino delle collezioni, un ampliamento dei servizi e la riedizione del Catalogo generale a stampa delle opere dopo quelli del 1896 e del 1939.

I lavori sono poi proseguiti con il restauro degli spazi, oggi adibiti ad Uffici, Biblioteca, Sale di consultazione della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico, completati nel 2001. Le ultime tappe avrebbero riguardato le collezioni dell’800, i cui locali sono già stati destinati ma non ancora intrapresi i lavori e la grande Corte del Guazzatoio: area di grande respiro che caratterizza l’intero complesso e che potrà avere la più ampia utilizzazione in consonanza con le Istituzioni che occupano il Palazzo.