La storia del Teatro Farnese

Situato al primo piano del Palazzo della Pilotta il Teatro Farnese occupa un grande “salone” che era originariamente destinato a “Sala d’arme” (lunghezza m 87.20; larghezza m 32.15; altezza m 22.65), riadattata e trasformata in teatro tra la fine del 1617 e l’autunno del 1618.
Costruito dunque in brevissimo tempo, usando materiali leggeri come il legno e lo stucco dipinti, il teatro nacque per volontà di Ranuccio I, duca di Parma e Piacenza dal 1593 al 1622, il quale intendeva festeggiare con sfarzo la sosta di Cosimo II de’ Medici a Parma, programmata in occasione di un viaggio del Granduca di Toscana a Milano per visitare le tomba di San Carlo Borromeo.

Si trattava di un evento di grande importanza politica per Ranuccio, che aveva così la possibilità di rinsaldare i suoi legami con la famiglia medicea, riallacciati nel 1615 con un accordo matrimoniale tra le due famiglie ducali.

Sfumato per motivi di salute il progettato viaggio di Cosimo, l’inaugurazione del teatro – già ultimato nel 1619 – avvenne solo nel 1628, in occasione delle nozze tra Margherita de’ Medici e il duca Odoardo, con uno spettacolo allegorico-mitologico dal titolo “Mercurio e Marte” con testo di Claudio Achillini e musiche di Claudio Monteverdi, arricchito da un torneo e culminante in una spettacolare naumachia, per la quale fu necessario allagare la platea con una enorme quantità d’acqua, pompata tramite una serie di serbatoi posti al di sotto del palcoscenico.

Il progetto originale del teatro, dovuto all’architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti detto l’Argenta (dal paese d’origine), subì alcune modifiche su suggerimento del marchese Enzo Bentivoglio, signore di Gualtieri e, probabilmente, del duca stesso.

Sotto la direzione degli architetti collaboratori, Giovan Battista Magnani e Pier Francesco Battistelli, lavorarono al cantiere maestranze specializzate ferraresi.

Gli stuccatori erano guidati da Luca Reti ed i pittori, di diversa provenienza, erano capeggiati dal cremonese Giovan Battista Trotti detto il Malosso, dal bolognese Leonello Spada e dai parmigiani Sisto Badalocchio, Antonio Bertoja e Pier Luigi Bernabei. Essi dovettero provvedere, oltre che alla decorazione delle pareti, anche a quella del soffitto, purtroppo perduta.

Data la complessità degli allestimenti scenici e i loro altissimi costi il teatro fu utilizzato soltanto nove volte, in occasione di matrimoni ducali o importanti visite di stato. Dopo l’ultima rappresentazione, risalente al 1732, il teatro decadde lentamente fino alla quasi totale rovina, subendo un colpo terribile con il bombardamento che lo colpì nel maggio del 1944, che determinò la quasi completa distruzione delle parti lignee e di gran parte delle statue in stucco. Il teatro è stato completamente ricostruito nel 1956 secondo il disegno originario: le parti lignee, in origine completamente decorate, furono lasciate grezze, ad evidenziare le poche strutture originali superstiti.